Terrifier


Regia: Damien Leone


Era da un po’ che non vedevo un simil concentrato di sangue, brutalità varie, teste mozzate, persone segate in due e quant’altro, per cui faccio le mie complimentazioni a Damien Leone per aver saputo pescare il meglio dal suo precedente lavoro e averlo sviluppato all’interno di questo vero gioiellino sempre in bilico tra horror, slasher e torture porn.

E nello specifico, con precedente lavoro, mi riferisco al più che dignitoso All Hallows' Eve e alla figura di Art The Clown che in buona sostanza apre e chiude le danze, facendo da collante in questa sorta di antologia horror atipica.

Ma per Art The Clown ci voleva un palcoscenico migliore, un palcoscenico che lo avrebbe visto come protagonista indiscusso della vicenda…e qui beh, direi che siamo stati accontentati. 


La trama è molto semplice e chiaramente non è il punto di forza della faccenda e praticamente la si può riassumere in “Un tizio mascherato da clown se ne va in giro ad ammazzare gente, punto”. Che detta in questo modo potrebbe quasi far storcere il naso, ma che in realtà basta e avanza così.

Già l’inizio è incoraggiante con la preparazione del clown e la reazione della tizia sfigurata che ci fanno intendere che il regista ci andrà giù pesante. Ed effettivamente ci va giù pesante davvero, offrendo una generosa dose di splatter (per altro ben riuscito grazie ad effetti convincenti), ambienti sporchi, cattiveria gratuita, personaggi a cui tenti di affezionarti che vengono spazzati via senza pietà alcuna e diversi momenti di buona tensione, che si respira principalmente nei momenti di caccia all’interno del fatiscente edificio scelto come location principale della faccenda.


La caccia ovviamente vede come protagonista assoluto quello che di fatto è il vero protagonista del film, quell’Art The Clown che si ritaglia qui la palma di uno dei migliori villain che si siano visti recentemente, almeno per quello che la vedo io. Il trucco già mi era piaciuto in All Hallows' Eve e qui viene, se possibile, migliorato, ma ciò che più si lascia apprezzare è quel mix di sadicità e comicità a cui ogni tanto si lascia andare, risultando spesso più minchione che cattivo (già le facce e gli ammiccamenti nel locale all’inizio mi facevano stendere).


L’unico appunto che posso fargli è che in un paio di momenti si fa prendere da una coglioneria che stona con il resto della vicenda, facendosi sfuggire facilmente la preda quando ormai la aveva sottomano, ma poiché la preda era l’apprezzabile Jenna Kanell (più figa che brava all’onor del vero), forse anche il suo ormone ha avuto qualche tentennamento, almeno fino ad un certo punto. Questo per dire che molto probabilmente la recitazione non è stato il punto migliore della pellicola, soprattutto anche in relazione ad una goffezza nei momenti di fuga che in un paio di casi non lasciano effettivamente soddisfatti a pieno.


Le citazioni non mancano, a partire da tutto il film, che appare in un certo senso quasi come un lungo tributo agli slasher degli anni 80 e 90 e trovano maggior riscontro nel giretto sul triciclo in pieno stile Billy (pupazzo di Saw per i più disattenti), ma soprattutto nel numero in pieno stile Hannibal Lecter ne Il Silenzio degli Innocenti, con la sola differenza che il Clown opta per le tette anziché per la faccia, dando origine ad una delle scenette più esilaranti della pellicola. E poi, come se non bastasse, basta leggere nei titoli di coda la chiosa “In memory of Wes Craven, George A. Romero and Tobe Hooper”.

Il finale, forse un po’ forzato, è di quelli che piacciono a me e che auspicavo dal momento in cui ho visto il sacco nero, per cui non posso trovare difetti in tutto ciò e mi limito a consigliare questo filmaccio a tutti gli appassionati del genere che, a patto di avere la mente cazzarona come la mia e come quella del regista, sicuramente apprezzeranno.

Ce ne fossero di film così!

Giudizio complessivo: 8.3
Enjoy,




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