Annihilation


Regia: Alex Garland


RECENSIONE 1

Amo i film strani che mi confermano continuamente che esistono ancora storie grazie alle quali il cinema possa continuare a stupirmi; la fantascienza d'altronde è stato un genere che ho sempre prediletto per la sua capacità di spingere il cinema lì dove altre arti non possono arrivare e con il tempo questo pensiero si sta decisamente rafforzando, grazie alle numerose tecnologie sempre più all'avanguardia che riescono a rendere qualcosa che prima poteva solo essere un sognato o immaginato, quasi una realtà.


Annientamento da questo punto di vista è uno degli esempi migliori; un film che riesce, grazie ad un comparto tecnico e artistico strabiliante, a rendere credibili delle idee nate da una mente piena di immaginazione e a rendere quasi del tutto tangibili delle teorie e delle affermazioni che spaziano dalla fisica alla biologia, dalla scienza all'astronomia, risultando probabilmente assurde, ma cinematograficamente geniali.

Il risultato è la creazione di un microcosmo, quello circondato dal "bagliore", assolutamente affascinante, inquietante e che colpisce moltissimo per il suo aspetto estetico estremamente suggestivo e per la lodevole cura artistica di ogni più piccolo dettaglio da ammirare in ogni inquadratura.


Merito soprattutto degli effetti speciali che, nonostante il ridotto budget, stupiscono il pubblico con delle ambientazioni straordinarie e delle creature estremamente originali, come ad esempio l'orso mutato che produce le grida di una delle vittime che è davvero qualche cosa di incredibilmente inquietante e geniale allo stesso, anche se la sua realizzazione, a differenza di tutto il resto, risente un po' del suddetto budget relativamente basso.


Purtroppo la tipologia di approccio narrativo impedisce un totale coinvolgimento da parte dello spettatore; per questo motivo, nonostante questo approccio abbia i suoi aspetti positivi (ad esempio agevola l'immersione all'interno del contesto fantascientifico che presenta numerosi aspetti abbastanza complessi), avrei preferito che la storia venisse raccontata in maniera più "classica" così che potesse emozionare di più.


Insomma ad una prima visione non credo neanche di aver compreso tutto quello che viene detto e che viene mostrato, ma credo anche che il significato del film è racchiuso in ognuno di noi, come per ogni film, anche perché i piani di lettura sono davvero molteplici, e non so neanche se ad una seconda verrò emozionato e coinvolto di più o di meno; ma per ora mi basta quello che ho provato guardandolo, per poterlo definire una vera esperienza, un viaggio all'interno di una visione ambiziosa e intelligente che riserva al pubblico una serie di incredibili immagini, con un mix di bellissimi colori e luci curati dall'ottima fotografia, che non verrà dimenticata tanto facilmente neanche tra qualche anno.



Giudizio complessivo: 8+
Buona visione,





RECENSIONE 2


Netflix e le opinioni discordanti.

Per molti la rovina del cinema, per altri il messia, la rivoluzione dello streaming legale...amore e odio per questa piattaforma, che ogni anno che passa cerca sempre più di "sostituirsi" al grande schermo. Si è potuto notare con il non troppo acclamato "The Cloverfield Paradox", uscito direttamente nel piccolo schermo di tutti gli abbonati Netflix, preferendo quest'ultimo alla classica uscita nei cinema italici.

Questo "fenomeno" si è ripetuto una seconda volta, con un film senza ombra di dubbio più valido, di cui vi voglio parlare in questa recensione: Annihilation, o se preferite l'itagliano, Annientamento.

Diretto da Alex Garland, regista molto promettente il cui debutto ("Ex Machina") ha riscosso ottimi responsi di critica e pubblico (e che personalmente non ho adorato più di tanto), "Annientamento" è uno sci-fi horror ad alto budget con un cast decisamente illustre. Oltre alla protagonista indiscussa, una Natalie Portman in grande spolvero, troviamo anche la mia prediletta Jennifer Jason Leigh (sempre nel ruolo che più le si addice, la donna senza sentimenti) oltre a Gina Rodriguez e Tessa Thompson.

Tratto dal romanzo omonimo di Jeff VanderMeer, primo di una trilogia di racconti, ma poco fedele a quest'ultimo essendo più una rivisitazione di Garland invece di un vero e proprio adattamento, "Annientamento" è una pellicola il cui pregio principale risiede nella potenza sia visiva, per quanto riguarda i paesaggi coloratissimi, gli effetti speciali e la fotografia, sia psicologica, grazie sopratutto a dei personaggi davvero ben scritti e ben interpretati. Tra di essi non può non ricoprire un ruolo principale Lina, interpretata dalla Portman, la cui caratterizzazione e la sua evoluzione caratteriale e psicologica nel corso del film è curata da Dio.

Ed è proprio l'evoluzione, o forse dovrei dire "il cambiamento", uno dei fattori in primo piano nella pellicola di Garland. E non è il solo. Il concetto stesso di "cambiamento" è in questa pellicola, strettamente collegato a quello di "autodistruzione", espresso dalla Leigh nella seconda metà di film. Non è un caso, infatti, che le cinque ricercatrici, le cinque donne che decidono di rischiare le loro vite, hanno motivi ben distinti per essere lì. E che le accomuna tutte.

Sono tutti e cinque, o quasi, personaggi che non hanno più nulla da perdere. La cui vita non ha riservato altro che delusioni su delusioni. E tutte loro, si troveranno davanti alla bolla luminosa, vera protagonista di Annientamento, che sembra pronta a divorare il mondo intero da un momento all'altro. Come presto scopriranno però, la bolla non porta alla morte e non è il vero male, il male è dentro di loro. 

La via di uscita è una unica e sola. Ed è proprio il cambiamento, abbracciare e convivere con il cambiamento. Proprio questo viene chiarito dalla potentissima e intensissima mezz'ora finale, il naturale termine di una pellicola che si appoggia proprio al concetto ultimo della mutazione.

Annientamento non è una pellicola banale come molte altre grandi produzioni, e credo che chiunque lo può facilmente notare. Ma non solo.
Annientamento è anche una pellicola che guarda avidamente indietro. Guarda ai classici del genere a cui appartiene, si ritrova un po' di "Alien", ci si avvicina al Carpenteriano "La Cosa", si strizza l'occhio anche al body horror di Cronenberg, ma sopratutto, ci si riesce a sentire poco poco un "2001-Odissea nello spazio" e stilisticamente, anche un certo "Stalker" di Tarkovskij

Lo stesso Garland ha detto a più riprese di essersi, in prima battuta, ispirato proprio alla pellicola del regista russo.

Per quanto riguarda la parte tecnica, non ho altro da dire se non quello che ho già scritto: ottimi effetti speciali, colonna sonora sontuosa, tensione dall'inizio alla fine, cast all'altezza, e Garland che firma una pellicola davvero soddisfacente, anche per chi, come me, non apprezza quasi mai gli horror ad alto budget.

Cos'altro posso dirvi? Vedetevelo.
Vedetevelo anche se non avete letto il libro.
Vedetevelo anche se Netflix vi sta sulle palle.
Vedetevelo anche se i blockbuster vi fanno ribrezzo, nella maggior parte dei casi.
Vedetevelo anche se siete alcuni dei pochi a cui non è piaciuto Ex-Machina.

Insomma.

Vedetelo.


Buona Visione,




Trailer



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