Society - The Horror


Regia: Brian Yuzna


Grandissimo esordio per il controverso Brian Yuzna che, con questo Society, si introduce di prepotenza nel mondo horror, per poi rimanerci negli anni a seguire con alterne fortune. Se infatti con il Re Animator 2 e con il buon episodio di Necronomicon si è mantenuto su uno standard piuttosto dignitoso, dai Dentist (non del tutto convincenti) in poi non ne ha più azzeccata una.

In questo caso invece non si può negare che abbia fatto centro con una gustosissima storia a tinte horror e splatter, che trasuda malsanità fin dalle prime battute e che indubbiamente non contribuisce ad offrire alla massa una visione propriamente confortante della classe borghese maggiormente benestante.



La feroce critica mossa nei loro confronti è evidente, con un’esaltazione dell’ipocrisia che si cela dietro i falsi perbenisti e con la volontà di rimarcare più volte il disprezzo che l’Alta Società nutre nei confronti della restante popolazione, vista esclusivamente come una fonte di nutrimento per le proprie tasche e per le proprie pance. Emblematica è una delle frasi celebri di questo lavoro, dove viene ricordato appunto che “I Ricchi han sempre mangiato la merda dei poveri”, manco fossero tutti discendenti di Gianni Morandi.

La struttura del film, a mio avviso, è vincente e ben studiata; la lunga, anzi lunghissima, parte iniziale, che a volte potrebbe pure iniziare a far scalpitare i meno pazienti, è decisamente funzionale e preparatoria a quello che succederà poi nei minuti finali, generando curiosità nello spettatore che passerà praticamente un’ora a chiedersi se il giovane protagonista è pazzo, se sta sognando tutto, chi sono in realtà i genitori, cosa fanno di così segreto ecc ecc., senza probabilmente indovinare cosa in realtà abbia partorito quel folle di Yuzna. E la sua abilità è stata proprio questa, dare dei piccoli indizi senza svelare quasi nulla, in modo da costringerti a stare lì per vedere cosa sta per succedere.

Belle a tal proposito le scene iniziali di quando il ragazzo mangia la mela o di quando osserva la sorella sotto la doccia, episodi che sono appunto estremamente rappresentativi di quanto ho appena detto prima.


Tutta l’attesa generatasi trova poi chiaramente sfogo nella parte finale, un vero trionfo di meraviglioso disgusto visivo, una sorta di mega orgia portata ad una dimensione superiore, dove veramente Yuzna perde qualsiasi inibizione e ci regala uno dei momenti più affascinanti per gli appassionati del genere.

Gli effetti speciali dell’ottimo Screaming Mad George, artigianali e genuini come vuole la tradizione, rendono perfettamente giustizia alla vicenda e fa specie notare come, nonostante venga mostrato di tutto, non si sia dovuto ricorrere a neppure una goccia di sangue, roba che il povero Noboru Iguchi si sarebbe fatto harakiri immediatamente per la vergogna. È inevitabile, avendone parlato poco tempo fa, far notare come l’ottimo James Gunn, nel suo Slither, abbia ripreso proprio questo stile, con alcune sequenze che sembravano effettivamente appartenere a questo lavoro qui.


Gli attori credo non abbiano vinto l’Oscar e non abbiano manco pensato a far ricorso per il verdetto, però nel complesso fanno la loro sporca figura, integrandosi bene nella storia, grazie anche ad alcune battutacce (“Lascia che ti dia una mano” o la celeberrima scenetta della faccia da culo), che risollevano in parte un parco dialoghi tendente altrimenti verso l’imbarazzo più totale.

Aggiungendo poi una discreta dose di tette e chiappe, che non fanno mai male, a condire il tutto, mi sento di promuovere a pieni voti questo filmaccio scorretto, che sicuramente resta lontano dalla perfezione stilistica (cazz in alcuni momenti sembra davvero una soap opera di bassa caratura), ma che in ogni caso rende felice chi ha la voglia di terminarlo.

Giudizio complessivo: 8.3
Enjoy,

Luca Rait



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