The Autopsy of Jane Doe


Regia: André Øvredal

Ci ho provato a non spoilerare, ma forse non ci sono riuscito benissimo, quindi prestate attenzione e proseguite nella lettura solo a vostro rischio e pericolo.


Detto questo, eccoci a commentare un altro lavoro molto convincente, davvero non ci si può lamentare di questo 2016 in quanto ad horror sfornati; e le ultime mie recensioni lo stanno a testimoniare, dopo un lungo periodo dove oggettivamente si faticava a trovare qualcosa di interessante.

The Autopsy of Jane Doe intriga sin da subito, perché si respira immediatamente un’atmosfera malata e malsana che non sai bene dove ti possa portare. 

Subito appare una classica scena del crimine, che sembra catapultarci sul set di CSI o Law & Order, ma poi leggi il titolo ed è chiaro che ci deve essere qualcosa di più, ed infatti ecco comparire la nostra protagonista.



È facile di primo impulso pensare a qualcosa sullo stile del pregevole corto (che poi tanto corto non è) “Aftermath” di Nacho Cerdà, anche se osservando le facce dei due protagonisti si capisce che non hanno la stoffa per poter essere così malati come il medico spagnolo. La soluzione più plausibile sarebbe quindi quella di farne delle vittime…ma di chi???

Già, domanda lecita…perché nella prima parte (la mia preferita tra l’altro) la curiosità di capire chi si ha davanti ti assale, facendoti azzardare mille previsioni che poi, almeno nel mio caso, andranno in tutt’altra direzione rispetto alla reale situazione (che non ho ancora deciso se considerarla del tutto vincente, ma per fortuna ho ancora qualche riga di tempo per pensarci).



Quel che è certo tuttavia è che per larga parte la tensione è garantita, forse grazie anche ad eventi francamente inspiegabili che vanno a braccetto con qualche forzatura comportamentale di troppo (vedi attacco di piromania improvvisa dei due in preda al panico), ma che nel complesso riescono a catturare e, in più di un occasione anche a concedere qualche sobbalzo sul divano. E proprio a proposito di queste situazioni, lo sapevo sin da subito che i primi cadaveri, così ben descritti e quasi mostrati nelle loro deformazioni post mortem, non sarebbero stati solo delle semplici comparse iniziali e nel complesso non ci si può certo lamentare della loro resa. 

Tecnicamente il film è molto ben girato a mio avviso, con diverse pregevoli inquadrature e un’ottima cura del dettaglio. Voglio pertanto fare i miei complimenti a questo simpatico norvegese di nome André Øvredal che, dopo aver rotto il ghiaccio con il buon “The Troll Hunter”, qui getta le basi per quella che potrebbe diventare una buona carriera nel campo dell’horror.

Le musiche accompagnano bene la trama, spaziando dall’inquietante fase iniziale, ad una più cazzara e ritmata composizione durante le prime autopsie e, in genere, adattandosi sempre piuttosto bene al contesto in cui vengono chiamate in causa (effetti sonori compresi).

La componente recitativa nel complesso piace e si limita sostanzialmente ai due co-protagonisti padre e figlio, alias Brian Cox ed Emile Hirsch che ho volutamente etichettato come co-protagonisti in quanto la vera protagonista è la bella Olwen Kelly che, nei panni di Jane Doe, riesce ad attirare tutta l’attenzione su di se, con quegli occhi penetranti che non te la fanno scordare per un bel pezzo e che le fanno guadagnare il titolo di MVP, pur senza aprire bocca o muovere un dito (ehm vabbè non approfondiamo troppo quest’ultima mia affermazione che non mi va di spoilerare troppo).



Concludendo, penso di essermi convinto che la spiegazione di tutto sia nel complesso credibile con quanto mostratoci e che i miei dubbi iniziali siano dovuti unicamente alla mia parziale avversione per tutto ciò che ruota all’universo “streghe” e alla conseguente delusione patita nel vedere il più recente film trattante quest’argomento.

Grazie anche alla breve durata poi, il film si lascia guardare molto bene e non presenta tempi morti, lasciandomi in definitiva piuttosto sicuro che la resa sia stata assai buona.

Giudizio complessivo: 7.8
Enjoy,

Luca Rait


Trailer



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