Frozen (2010)


Regia: Adam Green


Recensione con spoiler
Come ogni anno si sta avvicinando il periodo delle settimane bianche, delle sciate e delle risalite a bordo delle seggiovie, per cui non posso che consigliare, agli appassionati di montagna in procinto di partire per le proprie vacanze, la visione di questo film, con la stessa convinzione con cui consiglio la visione di Lost a chi prende per la prima volta l’aereo e ne è terrorizzato.

Il consiglio però vale giusto per loro perché, a livello cinematografico, questo Frozen vale ben poco, in quanto per lunga parte non aggiunge davvero nulla al panorama thriller/horror e, quando prova ad aggiungere qualcosa, ci si pente di aver sperato che avesse potuto farlo.

Un plauso per lo sforzo però voglio farlo al regista, tale Adam Green, che dopo il tentativo non proprio del tutto riuscito di Hatchet, ci riprova, cambiando totalmente strada. Se nell’altro film aveva infatti puntato più su uno splatter cazzaro ed irriverente, qui tenta di abbandonare quell’idea, optando per un’atmosfera seria e grigia che però non riesce ugualmente a far decollare la sua carriera.

L’idea era molto apprezzabile e, leggendo un breve riassunto della trama iniziale, la curiosità si faceva tangibile. Non mi pare infatti di aver mai visto/letto nulla riguardante alcuni ragazzi che, decidendo di fare un’ultima discesa, montano sulla seggiovia sulla quale da lì a poco resteranno bloccati, dal momento che nessuno si accorge di loro e che i tecnici spegneranno l’impianto che riaprirà solo dopo 5 giorni abbondanti.


Certo i richiami al deludente Open Water sono piuttosto chiari ma, nonostante le varie evoluzioni del genere, non ne ricordo con quest’ambientazione, che resta pertanto piuttosto suggestiva e garantisce al film una valutazione migliore rispetto a quella che poteva essere.

Peccato che però, con la chiusura degli impianti, la zona si spopola e la sensazione è che il regista iniziale (con tutta la sua troupe) decida di andarsene pure lui, lasciando tutta la faccenda nelle mani di chi poi riesce a rovinare tutto ciò che di buono si era creato.

Già perché da questo punto non si salva più nulla (incluso il finale che, con un pizzico di originalità e di cattiveria in più, avrebbe potuto garantire una comoda sufficienza).

Iniziamo col citare la noia clamorosa che assale sin quasi da subito lo spettatore, fattore inaccettabile in un film di questo tipo. 

Ad essa aggiungiamo la questione personaggi, che in un certo senso è una diretta conseguenza (o causa, fate voi) della considerazione precedente. Questi 3 ragazzi (stereotipati e senza un minimo di originalità) sono di un’imbecillità totale, prendono decisioni a dir poco avventate e, fattore ancor più negativo, sono insopportabili; non ci vuol molto infatti per augurarsi che la fine arrivi presto per tutti loro (e pure per noi). A tutto ciò bisogna poi aggiungere l’inesistente caratterizzazione fornitaci dal regista sul loro conto; sono semplici pezzi di un puzzle e non si riesce a provare nulla per loro, se non il fastidio generato da tutto ciò che ho appena detto.


È innegabile, come ho già accennato, che la speranza che qualcosa/qualcuno intervenga per toglierci di mezzo questi balordi (uno dei quali tra l’altro pensa di essere in piscina tuffandosi “a soldatino” dalla seggiovia e spezzandosi giustamente le ossa) si faccia sempre più concreta, ma la soluzione partorita da questo team di geni francamente convince il giusto, per usare un eufemismo. Seppur funzionali allo svolgimento della trama, i lupi appaiono infatti fuori luogo (ricordo che siamo in un comprensorio sciistico) e la loro famelicità di fronte all’essere umano non convince fino in fondo (ma per questo bisognerebbe chiedere ad un esperto di comportamento animale).


Un discorso a parte meritano poi i telefoni.

È chiaro che nella maggior parte dei thriller/horror moderni, se i telefoni funzionassero regolarmente (e soprattutto se i dannati protagonisti si ricordassero di portarseli dietro, dato che al giorno d’oggi ci accompagnano perfino sul cesso, quando ci apprestiamo ad espellere la colazione), i film terminerebbero dopo 10 minuti scarsi. Ma ormai ci siamo stancati delle puerili scuse per le quali i personaggi non ne possano/riescano a farne un uso intelligente e puntuale.

Peccato dunque, perché le premesse erano buone e la trama intrigava, ma purtroppo l’errore è dietro l’angolo e in questo caso è stato doppio. Il primo chiaramente è stato il mio per essermi fatto abbindolare (più volte per altro) nella visione e il secondo dei ragazzi che, se avessero visto un paio di puntate di "Ultimate Surrender" con Bear Gryllis o di “Nudi e Crudi”, sarebbero riusciti sicuramente a fare di meglio.

Sconsigliato dunque a meno che, ripeto, non stiate partendo per la settimana bianca.

Giudizio complessivo: 5
Enjoy,

Luca Rait



Trailer



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