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Regia: Rob Zombie



Dunque ammetto che la curiosità era molta per questo film e avevo pure grandi aspettative dato che oltre La Casa del Diavolo (uno dei mie film preferiti che avrò visto almeno 10 volte) non è che Rob Zombie mi abbia convinto molto, giusto per usare un eufemismo.

L’introduzione mi è piaciuta molto ed ho apprezzato in particolar modo le
scuse per non aver affilato l’accetta prima di procedere. È chiaro sin da queste prime battute che il film non si risparmierà in quanto a violenza gratuita e di conseguenza entra subito nel vivo senza troppo dilungarsi in noiose introduzioni.

Insomma si capisce che Zombie aveva proprio voglia di sfogarsi, di cacciar fuori tutta quella cattiveria che il pubblico gli ha chiesto dopo alcuni passaggi a vuoto.

Partiamo con uno dei motivi che mi hanno spinto alla visione del film, ovvero la presenza di Sheri Moon Zombie (strano trovarla in un film del marito, non lo avrei mai detto), donna della quale sono follemente innamorato e che potrebbe interpretare qualsiasi ruolo che tanto per me sarebbe sempre un SI’. 


Gli altri suoi compari invece non credo abbiano lasciato molto il segno, ma per fortuna la scelta dei cattivi ha colmato decisamente questa lacuna. Il nano nazifreak mi ha fatto stendere, i villain che si sono succeduti a lui non hanno demeritato e poi il grande Doom Head (interpretato da un grande Richard Brake) con quella faccia da pazzo schizzato ha letteralmente dato il bianco (ricordo in particolare la scena in cui si “carica” prima di entrare in scena, veramente pazzesca).


La presenza di splatter è piuttosto significativa, soprattutto quando entrano in gioco le motoseghe, anche se però, in rapporto alla cattiveria del film, avrebbe potuto essere anche maggiore, dato che alcune scene sembravano quasi non voler mostrare troppo.

L’idea del gioco, anche se non proprio innovativa, piace abbastanza, così come alcuni luoghi ed inquadrature, che in un certo senso mi hanno fatto ricordare il primo Zombie. Non ho particolarmente gradito invece le prime fasi della competizione, un po’ spente e non troppo convincenti, così come alcune battutacce e volgarità gratuite (anche se la differenza tra una puttana e una cipolla non era male).

Più passa il tempo poi e più sale la convinzione che è il finale che potrebbe fare la differenza in un senso o nell’altro (la speranza di poterne vedere uno altrettanto carismatico di quello del sopra citato Devil’s Rejects comincia a farsi strada). In caso di epilogo pazzesco potrebbe infatti scattare il filmone, cosa che in realtà non accade dato che, pur risultando apprezzabile, non è che mi abbia proprio soddisfatto al 100%.

Peccato anche se comunque nel complesso non si tratta di un brutto film ed in questo senso diciamo pure che il buon Rob ha passato l’esame.

Giudizio complessivo: 7
Enjoy,

Luca Rait



Trailer


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