Green Room


Regia: Jeremy Saulnier



Quando l’espressione “brutto, sporco e cattivo” calza proprio a pennello verrebbe da dire, perché qui ci troviamo proprio davanti ad un film così, anzi direi addirittura molto cattivo se rapportato agli standard cinematografici a cui siamo abituati (e di certo io non guardo film leggerissimi di solito).

Una violenza in alcuni casi anche solo psicologica, forse però troppo facilmente mascherata dietro alla banda di nazi che, mossi da una cattiveria che non ha molti motivi di esistere tranne lo spirito di appartenenza alla gang, tentano spesso goffamente, di avere la meglio sui loro avversari, contro i quali la logica prevedrebbe che non ci fosse partita e che invece… vabbè vi rimando alla visione. Quando però poi la suddetta violenza psicologica decide di tramutarsi in violenza fisica a tutti gli effetti, non fa sconti a nessuno, approfittando anche di alcune scene realizzate in maniera più che decente.

Ne avevo in effetti sentito parlare sui social molto bene e mi ero incuriosito, pensando ad un filmone e ritrovandomi invece con un discreto film parzialmente inespresso che, con una maggiore accuratezza, sarebbe potuto essere decisamente migliore.


L’ambiente punk viene ricreato in maniera tutto sommato credibile e anche gli intermezzi musicali fanno il loro sporco lavoro. La storia si fa subito piuttosto interessante e oggettivamente c’è curiosità per la piega che il film minaccia ben presto di prendere. Peccato però che la parte centrale risulti piuttosto noiosa e infarcita di luoghi comuni, confusione e situazioni forzate che gli fanno senza dubbio perdere punti.

Verso il finale si riprende piuttosto bene con un crescendo di tensione che a mio modo di vedere trova la sua massima esasperazione nella figura dei cani (bella a tal proposito l’ultima inquadratura della “reunion” col padrone).

Bella la citazione di “Nazi Punks fuck off”, anche se oggettivamente viene sfoderata non esattamente nel momento migliore. Apprezzabile poi come nel giro di poco cambiano spesso i ruoli tra preda e cacciatore, situazione che già avevo sottolineato con piacere nel film La Scomparsa Di Alice Creed.

Alla luce di quanto detto c’erano quindi i presupposti per poter puntare in alto e anche una buona recitazione complessiva contribuisce alla buona valutazione del prodotto, ma in fin dei conti non lascia molto e alla fine si tende più a pensare agli aspetti negativi, ricorrendo troppe volte al “Ma se qui avessero fatto così…” o al “Ma dai come è possibile?” o al “Ma perché dai…?”

Un film quindi più che sufficiente nel complesso, ma non di più.



Giudizio complessivo: 6.5

Enjoy!

Luca Rait




Trailer



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