Koyaanisqatsi



Regia: Godfrey Reggio



La potenza delle immagini, punto, non c’è nient’altro ad accompagnare quest’opera straordinaria di Godfrey Reggio, regista che ha iniziato con questo Koyaanisqatsi una pazzesca trilogia (la cosiddetta Trilogia Qatsi dove Qatsi sta per 'vita') che vede poi partorire negli anni futuri i capitoli Powaqqatsi e Naqoyqatsi.

Koyaanisqatsi non è altro che un termine utilizzato dagli indiani Hopi, che sta a significare nella buona sostanza 'vita in precario equilibrio' o come viene indicato sul sito del film 'vita folle', 'vita tumultuosa', 'vita in disintegrazione', 'vita squilibrata', 'condizione che richiede un altro stile di vita'. Ed è proprio questo che trasmette la visione del film attraverso disastri naturali, crolli di palazzi, visioni accelerate e rallentate di tramonti ed altri incredibili paesaggi.

Le immagini montate con la tecnica time-lapse, come dicevo prima, sono le uniche protagoniste di questa sorta di documentario, dove non esistono dialoghi, trama, personaggi ben definiti.

Si inizia con riprese che lasciano senza fiato di alcune meraviglie naturali quali il Grand Canyon, le cascate del Niagara, i fiumi e le montagne più alte del mondo, per passare poi a ciò che con il tempo abbiamo costruito dove probabilmente prima vi erano altre meraviglie di cui si è persa traccia. Sempre grazie alla tecnica di rallentare e velocizzare le immagini, vediamo infatti grattacieli, luci e soprattutto essere umani impazziti, resi velocissimi nel loro agire quotidiano a testimonianza della frenesia che ormai caratterizza le nostre vite, non facendoci rendere conto che invece il mondo esterno avrebbe pure i suoi ritmi, barbaramente ignorati da esseri umani che invece stanno facendo di tutto per distruggerlo (concetto sviluppato meglio e concluso poi in Naqoyqatsi, ultimo episodio della trilogia).

Le musiche di Philip Glass accompagnano sapientemente il tutto, facendo da collante alle varie immagini mostrate e in un’ora e mezza scarsa viene bruciato un lavoro che, tra riprese (effettuate per altro in 24 stati di 5 diversi Continenti) e montaggio è durato circa 6 anni.

Anche in relazione a quanto appena detto non si può che apprezzare questa perla del coraggioso Godfrey Reggio (che ha colpito anche uno come Francis Ford Coppola, tanto da convincerlo a contribuire alle fasi di produzione e distribuzione del film), da gustare tutta in un fiato ed in religioso silenzio.

Applausi.


Giudizio complessivo: 8.5

Buona visione e alla prossima,

Luca Rait




Trailer




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