Hard Candy




Regia: David Slade


Trama iniziale

Lei è una ragazzina molto sveglia, prima della classe, figlia di un medico, forse troppo annoiata; lui invece un fotografo professionista più vecchio di 19 anni, lavora nel settore della moda, ma ha al suo attivo anche altri settori quale quello naturalistico. Dopo essersi conosciuti in una chat su internet, decidono di
incontrarsi in un bar per conoscersi davanti a un caffè. Haley però fin da subito dimostra un'intelligenza fuori dal comune e uno spiccato senso ironico che sorprende il nostro Jeff.

Tra un dolcetto e l'altro, qualche sguardo ammiccante, lui le racconta di avere in casa propria la copia di una live musicale a cui lei avrebbe voluto partecipare. Ancora troppo legata ai genitori, tuttavia palesemente disinibita e chissà in cerca di nuove esperienze, la giovanissima non si fa scrupoli e insiste per visitare la sua abitazione, usando come scusa quella di voler sentire il pezzo tanto ambito.

Nella città di Los Angeles però la polizia e la famiglia è ancora alla ricerca di Donna Mauer, una coetanea di Haley, scomparsa nel nulla senza lasciare alcuna traccia. Ben presto si capisce che un sospetto molto oscuro si nasconde dietro l'apparente vita morigerata di Jeff. Quella della fotografia sembra infatti ben più che una passione, bensì una ossessione che lo costringerà a svelare la sua maschera..


Recensione critica

Già il fatto che questo film abbia reso poi volti noti i due protegonisti dovrebbe far drizzare le vostre antenne. In questa che potrei definire 'la pellicola delle prime volte', troviamo un David Slade al suo primo lungometraggio, ha poi diretto 30 giorni di buio e altre parti minori in varie serie tv, una Ellen Page alla sua prima vera performance, prima ancora di Juno successivo di due anni, e un giovane Patrick Wilson visto fino ad allora solamente ne Il Fantasma Dell'Opera.

Nonostante ciò la fotografia sembra di un maestro navigato del settore: memorabili infatti i primi piani e le scelte delle inquadrature in generale. Si intuiscono fin da subito gli intensi giochi di sguardi e le allusioni che in un film di questo genere non possono mancare. Non tutti riescono a trasmettere così bene la tensione, che a metà film si affetta con un'accetta, per non parlare della manipolazione e dei giochi di 'seduzione'.

Grande merito va recitazioni da urlo: l'allora diciassettenne Ellen Page ci regala un'interpretazione degna della sua fiammante carriera, anzi di più, finora è la parte in cui più mi ha convinto. Piacevole infatti arrovellersi nei dubbi, interrogandoti sulla veridicità di quello che sta dicendo. Anche Wilson, nonostante in apparenza possa vantare solo qualità da belloccio, ha saputo ben recitare la parte del predatore sessuale e nelle scene pietose ha dato grande prova di recitazione, quasi quasi convinceva pure me.

Il tema, come intuibile, non è dei più digeribili: già la pedofilia e la scomparsa di ragazzine dovrebbe ridurre il campo degli spettatori compiaciuti agli irriducibili fan di Chi l'ha visto :p . Curioso poi notare come le vicende raccontate si svolgano tutte nel giro di poche ore, secondo me solo film con dialoghi appassionanti possono riuscire nell'intento, ad esempio mi viene in mente anche L'Uomo Che Veniva Dalla Terra. Nonostante i colpi di scena siano ben inseriti e l'attenzione non cali mai, via via però scema la lucidità della sceneggiatura e con lei, forse comprensibilmente, anche quella dei personaggi. Il finale poi non mi ha quasi per niente soddisfatto vista la scarsa attinenza con quanto fino ad allora messo in scena.


Consigliato agli amanti dei thriller girati dentro le mura domestiche e che magari strizzino un occhio a un tema sociale; sconsigliato a chi non sopporta la tortura, neanche psicologica.


Giudizio complessivo: 7.3

Buona visione e alla prossima,

Bikefriendly




Trailer





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